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Non è la magia, ma la psicologia, l’arte che meglio può usare le carte per permettere alla persona di scoprire qualche cosa di sé e, per sincronicità, di comprendere meglio gli eventi che si stanno preparando.
Le carte dei Tarocchi descrivono, con un linguaggio figurato e poetico, le esperienze umane essenziali e gli essenziali schemi di evoluzione dell’individuo. Rappresentano gli archetipi universali che esistono presso tutti i popoli, e in tutte le culture ed epoche della storia, trascendendo i cambiamenti verificatisi nella cultura e nella consapevolezza individuale dei tempi moderni.
Per meglio comprendere l’ambivalenza della psiche e del comportamento umano, la moderna psicologia del profondo ha dovuto inevitabilmente ritornare alle origini, agli archetipi, alla descrizione immaginaria, elaborata e perennemente viva, di ciò di cui siamo fatti “dentro”.
I tarocchi possono così essere utilizzati come strumento d’analisi, alla pari dei sogni, nella terapia psicoanalitica, e per disvelare profondi insight sulla psiche umana.
Nel mondo immaginario della psiche, le esperienze sono connesse tra loro non dalla causalità, ma dal significato. Le corrispondenze tra gli eventi della vita pratica e le figure della carte dei tarocchi si hanno non perché le carte siano “magiche”, ma perché esiste una comunanza di significato.
Per ogni esperienza umana c’è una carta dei tarocchi che le corrisponde e che, in modo più o meno misterioso, salterà fuori, nel corso di una smazzata, nel momento in cui staremo vivendo, sul piano interiore, un analogo evento archetipico.
Il modo in cui i tarocchi “funzionano”, dunque, in senso predittivo, è come una sorta di specchio della psiche. La natura archetipica delle figure fa vibrare le corde segrete e inconsce dell’analista e riflette una conoscenza o una percezione, fino a quel momento ignote, in relazione alla situazione dell’analizzando, e quindi svela delle cose, di cui probabilmente non si potrebbe venire a conoscenza in alcun modo razionale.
(tratto da: www.lifegate.it)
articolo di : Flaminia Nucci – psicanalista junghiana

Il primato non esiste, sulla rete tutto è di tutti.
Nulla si inventa, tutto si compone e ricompone all’occorrenza.
Se il problema è nel concetto stesso di genitura, state tranquilli, la rete conserva e porta con sè l’ora, il giorno e la data di ogni pubblicazione, dunque, nulla verrà tolto al vostro primato, anche se chi scrive non vi segnala come autorevole fonte. Il dna web rimane indelebile.
Anche in rete l’evoluzione, come nella specie, non dice grazie al passato, perchè vive nel suo divenire presente con molta presunzione futura senza voltarsi in dietro.
Saranno i prossimi “studiosi” a coglierne i passaggi, il trad-union, e di logica conseguenza individuare e segnalare ai posteri le origini lontane di ogni ragione del primato web.
Per i più convinti della “proprietà d’idea”, ricordiamo che non c’è mai stata storia senza un’idea rielaborata, spacciata per nuova e ben acconciata all’occorrenza.
in data odierna, f.to: doctor Sic-Sìchèsò

Il blues è strettamente legato alle credenze e alle pratiche magiche ed esoteriche. E’ da sempre un modo di essere, che si esprime attraverso la sua propria musica.
Il blues trae linfa vitale dall’emozionalità delle coscienze dei singoli individui che lo interpretano e al contempo, esprime speranze, esigenze, aspirazioni universali; è la presa di coscienza di una propria individualità, di una propria sensibilità e di una propria funzione, è la consapevolezza della propria dimensione nella società.
L’umanità di oggi è sempre di più costretta a sentirsi e viversi come una merce senza più radici ne storia, alienata e preda dei modi di vita globalmente definiti e indotti. Questo l’accomuna, naturalmente, al sentimento e al vissuto di molti uomini che nel Delta (zona degli Stati Uniti tra il fiume Mississippi e il fiume Yazoo) crearono il blues tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento. Come allora nel Delta, siamo sempre più disorientati e smarriti nella storia contemporanea.

Il processo di globalizzazione ci porta a perdere le nostre radici e la nostra identità; le nostre tradizioni culturali e sociali vengono via via inglobate, massificate e in fine annullate dai media-globali in modo anonimo e alienante. Il blues ha il compito, come i tarocchi, di riportarci alla nostra essenza, al nostro equilibrio naturale.
Per poter leggere i tarocchi nella loro essenza psico-esoterica, al di là della conoscenza e dell’empatia necessaria, è di fondamentale importanza saper vivere ai confini del contesto globale, per scelta e come modo di essere.
In questo la tarologia psico-esoterica è molto vicina alla filosofia blues.
tratto da: Gli articoli di Ornella
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ANSUZ | Il soffio vitale |
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BERKANA | La madre |
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DAGAZ | La luce del giorno |
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EHWAZ | Il cavallo al galoppo |
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FEHU | L’abbondanza di beni |
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GEBO | Il dono |
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HAGALAZ | La grandine |
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ISA | Il ghiaccio |
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JERA | Il raccolto |
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KANO | Il fuoco |
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LAGUZ | L’acqua pura |
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MANNAZ | L’uomo |
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NAUTHIZ | La necessità |
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INGUZ | La potenza divina |
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OTHILA | L’eredità ancestrale |
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PERTH | La sfida all’ignoto |
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RAIDO | La ruota |
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SOWELU | Il sole |
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TEIWAZ | La fermezza |
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THAURISAZ | Il tuono |
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URUZ | La forza |
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WUNJO | La luce |
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EIHWAZ | Le corna dell’alce |
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ALGIZ | Il cigno |
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WYRD | Il destino |
Runa” significa “segreto da sussurrare”. Le Rune stanno tornando tra le pratiche divinatorie in voga, tornano di nuovo ad essere quello che erano un tempo, quando nei boschi si viveva con lo spirito sereno dell’ignoto.
Le Rune sono lettere nate per essere scolpite, non esse vanno interpretate, sanno rispondere alle domande su di noi, quello che siamo davvero, quello che vogliamo. Le Rune costituiscono un antico alfabeto scritto, di cui ciascuna lettera aveva un nome ed un suono proprio. Diffuse presso i popoli scandinavi e germanici, e persino nelle regioni alpine dell’Italia del nord, si fa risalire la loro comparsa all’epoca dei Vichinghi, che le utilizzarono a scopi divinatori, le consultavano anche ogni volta che dovevano prendere decisioni importanti. Runa significa “cosa segreta, mistero”, e “Runemal” è l’arte di lanciare le pietre e così viene anche chiamato colui o colei che lancia le pietre.
I simboli runici vennero incisi su amuleti, sulle coppe in cui si beveva, sulle lance usate nei combattimenti, sugli architravi delle case, sulle prue delle imbarcazioni, ecc. L’alfabeto runico comprendeva 24 segni: La loro caratteristica principale è quella di non avere angoli retti o forme arrotondate, questo perché, probabilmente, seguivano i segni del legno su cui anticamente venivano incise. Per essere precisi, ed in campo esoterico bisogna esserlo, le Rune hanno un’origine più divina che umana. Fu Odino, il dio cieco ad un occhio che governava la magia, padre di tutti gli dei, a porle nelle mani degli uomini affinché attraverso di esse il cammino dei mortali potesse progredire nel bene, nella rettitudine e nel giusto. Odino rimase appeso a testa in giù per nove giorni e nove notti, tra i rami del gigantesco albero cosmico immobile e penzolante (la carta de “l’appeso” nei tarocchi vi ricorda qualcosa?), sacrificato a se stesso con una lancia infilzata nel fianco. Al termine di questo esercizio spirituale, il dio gridò e raccolse le rune che splendevano sotto di lui, immerse nel lago della conoscenza. Proprio quel giorno, le Rune fecero il loro ingresso nel mondo.
Le Rune sono dunque un esplorazione degli effetti delle forze e delle energie messe in campo e che originano un determinato evento, e predigono con esattezza quali saranno gli esiti relazionati all’attuale modo di agire ed esse stesse suggeriscono un modello da seguire per dominare e plasmare gli eventi. Questo perchè il futuro non è scritto, siamo noi a modellarlo, a sceglierlo, a plasmarlo, , a modificarlo.
I “migliori articoli” di www.tarocchidea.it (dal febbraio 2008 al marzo 2010) sono stati importati qui, su http://tarocchidea.wordpress.com/
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NOTE: – Le Rune sono in tutto 24, ma esiste anche una venticinquesima runa: Wyrd, il diventare; l’unica che non abbia segno, in quanto non è una vera e propria lettera, ma una locuzione grammaticale che indica l’idea del futuro, del divenire, per questo, quindi, non può essere morfologizzata.
tratto da: Storia dei Tarocchi – by iperio

Al contrario del termine TRIONFO, usato per indivare il gioco nel XV secolo, il significato del termine tarocco e tarocchi è ignoto.
Come già secondo il poeta ferrarese del primo XVI secolo Alberto Lollio:
…è quel nome fantastico e bizzarro di Tarocco, senz’ethimologia…[1]
Un ipotesi moderna che chiaramente sottende alla teoria di un’origine araba dei tarocchi è quella proposta da Alberto Ascari e Monica Carducci[2] che lo fa derivare da Tariqua, termine legato al sufismo che significa via o sentiero e che indica pure la confraternita sufi ed alcuni edifici dove si tengono riunioni religiose. Sull’ipotesi di un’origine islamica del gioco dei tarocchi è bene chiarire qui subito che, a differenza dei naibi per i quali la questione è ancora aperta, per i trionfi non vi sono elementi che possano sostenerla.
Infatti non sono noti giochi paragonabili a questo al di fuori dell’Europa, se non come moderne imitazioni.
Inoltre la simbologia delle figure maggiori dei tarocchi, sebbene di non facile comprensione nel suo insieme, e con ancora alcuni punti oscuri, ha una chiara matrice occidentale.
L’ipotesi di un legame con il sufismo, comunque, si connette con l’interpretazione esoterica, cara al moderno occultismo e pienamente adottata dal contemporaneo movimento New Age, secondo cui la sequenza dei cosiddetti Arcani Maggiori[3]deve essere intesa come una via ascendente di perfezionamento spirituale che va dal Bagatto numero uno al folle senza numero o con numero zero, folle che in alcuni paesi di cultura islamica è visto come voce di Dio, passando attraverso un percorso iniziatico rappresentato dalle altre figure dei tarocchi che rappresentano i vari gradi di perfezionamento spirituale.
Secondo altre ipotesi riportate da alcuni dizionari della lingua italiana, riassumo brevemente altre possibili etimologie:
· dal verbo taroccare, che sarebbe un adattamento di altercari = altercare, ossia litigare.
· dal vocabolo italiano antico altarcare, con valore di rispondere (in un gioco di carte) con una carta potente.
· dal verbo del tardo latino tarare, forare, affine al classico terere, cioè battere o forare, che alluderebbe alla lavorazione usata per il retro di queste carte, costituita da piccole punteggiature in nero o a colori (conosciuta pure nella forma francese tarotees); tale interpretazione avvicina pure l’immagine della buccia delle arance del tipo detto Tarocco siciliano. Tuttavia nelle carte più antiche che ho potuto vedere[4] il retro non presenta questa particolarità che potrebbe essere stata inserita verso il XVII secolo.

· dal francese tarot che designava pure un particolare tipo di dado da cui sarebbe passato poi al gioco di carte.
· dal significato di sciocco, balocco credulone che avrebbe la parola secondo il Berni, nel suo Commento al Capitolo sulla primiera.
· dal nome del fiume Taro, che scorre tra l’Appennino ligure ed il Po attraverso la provincia di Parma, spesso citato come esempio di forza e di virtù; vedi ad esempio la composizione poetica dedicata dal Tasso alle nozze del principe Gonzaga di Mantova con la principessa Margherita di Parma. Qui il principe è identificato nell’immagine mitizzata del fiume Taro, “avventuroso”:
Or che si compra avventuroso il Tarocon la più bella e vaga Margherita…[5].
secondo alcuni occultisti Taro non sarebbe altro che un anagramma del latino Rota o Orat e avrebbe significati arcani.
· dalla parola trucco, che indica inganno e sotterfugio o gioco di prestigio, tutti significati ben accostabili all’interpretazione più negativa del nostro gioco; ma anche significativamente nome del Trucco, gioco simile al biliardo e praticato nelle corti almeno sin dal XVI secolo, ed in auge specialmente nel XVIII[6], che indica pure, sempre in campo ludico, un particolare tiro nel gioco delle bocce che procura vantaggio mediante lo spostamento della palla avversaria. Trucco è termine derivato dal latino volgare trudicare, iterativo di trudere, spingere. Tale gruppo di significati è connesso con l’idea di imbroglio (che è rimasto nel significato moderno del vocabolo trucco) e che è pure molto legata al significato dato ai tarocchi come gioco di inganni. In questo senso il Dizionario etimologico della Lingua italiana a cura di Manlio Cortellazzi e Paolo Zolli[7]cita una misteriosa frase attribuita a Franco Sacchetti: il diavolo è tarocco. Misteriosa non solo per il suo significato, ma piuttosto perché Sacchetti è vissuto troppo presto per poter usare un termine che ai suoi tempi non doveva essere ancora noto; ogni mio tentativo per trovare la fonte di questa citazione (che non veniva riportata nell’opera) è fallito, nonostante io abbia personalmente contattato il figlio dello scomparso Prof. Cortellazzo, ed attuale curatore del DELI.
· Dal nome di Tardocco o Tardoco, re di Alzerbe nel poema Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo[8]. Un ipotesi fantasiosa sarebbe che il poeta, appassionato del gioco, abbia proposto questo nome di un suo personaggio, poi storpiato in tarocco, per un gioco di tarocchi, poi divenuto per estensione nome anche del mazzo[9].
· Dal nome della città africana di Tarodant (citata pure dal Ramusio)[10], situata nella provincia di Sus, nel Marocco nel caso di un’importazione dei tarocchi dal mondo arabo attraverso l’Atlante e la Spagna. Non risulta tuttavia che vi sia in nord Africa una qualche tradizione riguardo gioco delle carte e pertanto l’assonanza è l’unico motivo molto debole che lega questa città ed il gioco. Un altro studioso ha cercato di collegare per via di assonanza il gioco addirittura con una città cambogiana.

· Dal termine Hindu Taru, che significa carte.
· Dall’ebraico Torah, la legge o Troa, il varco.
· Dal dio egizio Thoth, che molti studiosi dell’occultismo, identificano sicreticamente con Hermes e con il Bagatto; dalla dea egizia Hator, analogamente identificata con la Papessa.
· Secondo Court de Gebelin, dalla parola egizia Tarosh, che nella sua interpretazione significa “la via reale”.
I termini naipi (e derivati) e carteselle (e derivati) che nel XIV e XV secolo furono usati per indicare i giochi di carte normali (mazzi italiano, spagnolo senza trionfi), non vennero a quanto pare usati quasi mai per indicare i tarocchi.
Il termine trionfi è rilevato in molti documenti che registrano la produzione e l’acquisto di tarocchi, in editti sul gioco e trattati giuridici e soprattutto in letteratura.
Agli esempi già visti sull’ordinazione di giochi da parte di corti si potrebbero aggiungere molti esempi.
Basterà citare ancora un esempio che riguarda la corte di Milano. Questa volta è Francesco Sforza, duca di Milano a scrivere al suo texaurario (tesoriere) Antonio Trecho: “Voliamo, subito ricevuta questa, per uno cavallaro ad posta, ne debi mandare doe para de triomphi, delle più belle potray trovare; et non trovando dicti triomphi, voglie mandare doe altre para de carte da giocare, pur delle più belle poray havere”[11].
Si noti la fretta (subito ricevuta questa), forse dovuta alla prossimità con il Natale; si noti che non era facile trovare carte già pronte e che evidentemente l’aspetto predominante era la passione per i giochi di carte in generale, ancora non egemonizzato dai tarocchi, di cui a parte la bellezza, non si apprezzavano nè una maggiore utilità ai fini del gioco, né altri aspetti simbolici: erano solo strumenti di gioco, così come un bel cavallo sarebbe stato un bello strumento per svaghi di altra natura.
Il 15 dicembre, viene riportata ancora una lettera al Trecho, in cui lo si ringrazia per le due paia di carte da jochare che ha evidentemente provveduto far recapitare al duca immediatamente, ma si insiste perchè siano inviate a corte, quanto più presto sia possibile, un altro paio di carte stavolta definite curiosamente fructe, che il funzionario aveva già in passato procurato amorevolmente et cum quella bona fede da cui aveva già dato prova.
Non sappiamo se questo paro delle fructe sia un errore di trascrizione o piuttosto un altro termine per indicare i trionfi. Potrebbe trattarsi infine di carte di tipo tedesco, che come sappiamo erano decorate a volte con bellissime immagini di frutta, fiori ed animali[12].
Il primo accenno di tipo giuridico ai trionfi è nell’editto fiorentino sui giochi datato 1450 e reiterato nel 1463 e nel 1477[13].
Nel 1488 a Brescia fu emessa un ordinanza che proibiva i giochi d’azzardo, ma con l’esclusione dei trionfi, degli scacchi e della tavola reale, nell’osservanza del principio che escludeva dalle proibizioni contro l’azzardo, i giochi di ingegno.
Stesse esclusioni furono indicate negli statuti contro i giochi d’azzardo emanati a Salò nel 1489, a Bergamo nel 1491 ed a Reggio Emilia nel 1500[14].
Un giurista che insegnava a Ferrara, Ugo Trotti, in un trattato del 1456[15] ribadisce il concetto dell’appartenenza del gioco dei trionfi (da lui indicato come giocato a quattro giocatori, due coppie l’una contro l’altra come ad esempio nel bridge) alla categoria dei giochi intellettuali e nobili e perciò leciti a differenza di altri giochi di carte o di dadi.
[1]Flavio Alberto Lollio. Invettiva op.cit., pag. 279.
[2]In: Tarocchi, le carte del Regno. Le Tarot. Faenza 1997.
[3]Che, per evitare equivoci propongo di chiamare più semplicemente figure maggiori.
[4]Ad esempio i Tarocchi conservati presso la biblioteca Carrara di Bergamo, appartenenti al cosiddetto mazzo Visconti. Una decorazione è presente invece sul retro di un mazzo conservato presso il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma, datato al XVI o XVII secolo.
[5] Torquato Tasso (1544-1595). Rime, 769, 1-2.
[6]Vedi ad esempio Goldoni. La villeggiatura, Atto 1, scena 7,1. Oppure ancora Goldoni. Il prodigo. Atto I, scena 11, 10-11:Sale zogar al trucco?/Io sì, mene diletto. Ancora ne “Il Caffè”. II, 9-12: Conservare la sanità a Milano. G. Visconti lo cita tra i possibili mezzi per guardarsi dalla vita sedentaria. Le regole del gioco del Trucco compaiono in alcune raccolte settecentesche di regole di giochi, singolarmente anche accanto a quelle di molti altri giochi, compresi giochi di carte e gli stessi tarocchi: ad esempio ne Il Giuoco pratico o sieno capitoli diversi che servono di regola ad una raccolta di giuochi più praticati nelle conversazioni d’Italia. Al nobile ed eccelso il signor Conte Ovidio Bargelini senator di Bologna. In questa ristampa alquanto accresciuti e ricorretti. ( per Raffaello Bisteghi). Bologna a Colle Ameno, Giovanni Gottardi. 1753.
[7] Vocabolario della lingua italiana. Zanichelli. Bologna 1988.
[8]Citato 12 volte nel poema; la prima come Tardoco nel Libro 2. Can.17, 20. Come Tardocco solo nel Libro 2. Can.22, 24.
[9] Si tratta solo di una mia ipotesi sostenuta da fantasia ma priva di ogni prova.
[10] Gian Battista Ramusio (1485-1557). L’Africa di Leone Africano. Parte 2, 22.
[11]Datata 11 Dicembre 1450 e redatta dal segretario capo del duca, Francesco Simonetta, che si firma, sotto il nome del suo signore, semplicemente Cichus. Queste lettere dello Sforza in: Archivio Ducale Sforzesco: Registri delle missive, Archivio di Stato di Milano, 1982. Vol. II, n. 4 Citato da S.R. Kaplan, The Encyclopedia, Vol.II, op. cit. pp.4-6.
[12]Carte come quelle citate dal Decembrio.
[13]Franco Pratesi. “Italian Cards: New discoveries”. In : “The Playing Card”. Vol. XIX, 1990 pagg.7-17.
[14]Michael Dummett. Il Mondo, op. cit., pagg.127-28.
[15] De mutipliciti ludo, ms.105 cc.202, Ferrara, biblioteca Ariostea. Citato da Franco Pratesi in : I Tarocchi, 1987, pag. 112.
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L’applicazione di questa teoria alle figure dei Re, delle Regine, dei Cavalieri e dei Fanti vive in perfetta armonia con le caratteristiche e le peculiarità che, per tradizione cartomantica, sono esotericamente presenti nelle Carte di Corte.
Un modello interpretativo, dunque, che porta la cartomanzia oltre la “divinazione per la divinazione”, che per contenuti e metodologia si pone sul piano dell’analisi psico-esoterica dell’individuo.
L’essenza di questa teoria (sviluppatasi proseguendo la ricerca di Carl Jung nel volume Psychological Type – 1921), è che le variazioni apparentemente molto casuali, del comportamento umano sono in realtà del tutto ordinate e coerenti, in quanto dovute a certe differenze di base nel modo in cui le persone preferiscono usare la PERCEZIONE e il GIUDIZIO.
Le persone differiscono tra loro in ciò che percepiscono e nelle conclusioni a cui giungono. Di conseguenza vi sono altrettante differenze nelle loro reazioni, nei loro interessi, valori, bisogni e motivazioni. La conoscenza delle preferenze di base di una persona sono molto utili in tutte le decisioni che interessano il suo futuro.
La teoria dei tipi contiene quattro indici o quattro dimensioni della personalità a loro volta definiti da due tratti opposti:

Introversion ( I ) Introverso
- L’indice E I ha lo scopo di evidenziare il carattere estroverso o introverso della persona.
L’Estroverso è principalmente orientato verso il mondo esterno e tende perciò a focalizzare la sua percezione e il suo giudizio sulle persone e sulle cose. L’estroverso attinge energia dall’agire.
RE e CAVALIERI hanno carattere ESTROVERSO
L’Introverso è principalmente orientato verso il mondo interno e tende quindi a focalizzare la propria percezione ed il proprio giudizio sui concetti e sulle idee. L’introverso attinge energia dalla riflessione.
REGINE e FANTI hanno carattere INTROVERSO

Sensing ( S ) Sensazione/ stimoli
Intuition ( N ) Intuizione
- L’indice S N evidenzia la preferenza della persona tra i due modi di percepire, quello della sensazione e quello dell’intuizione.
Il processo della Sensazione è quello per cui una persona diviene cosciente delle cose direttamente attraverso uno dei suoi cinque sensi. La ricerca di informazioni tangibili e concrete.
Le Carte di Corte di SPADE e DENARI sono tutte caratterizzate dal processo della SENSAZIONE
Il processo dell’iNtuizione è la percezione indiretta attraverso l’inconscio. Sono le idee e le associazioni che l’inconscio aggiunge alle cose percepite dal mondo. Si preferiscono informazioni astratte e teoriche.
Le Carte di Corte di BASTONI e COPPE sono tutte caratterizzate dal processo della INTUIZIONE

Thinking ( T ) Pensiero vero/falso
Feeling ( F ) Sentimento valore/non valore
- L’indice T F evidenzia la preferenza della persona tra i due modi opposti di giudicare.
Chi si affida al pensiero che discrimina impersonalmente tra vero o falso, mostra una preferenza per Thinking. E’ abituato ad affrontare i processi decisionali in modo logico e oggettivo.
Le Carte di Corte di SPADE e BASTONI sono tutte caratterizzate dal processo del Pensiero Vero/Falso
Chi si affida al sentimento, che discrimina tra ciò che ha valore e ciò che non ne ha, mostra una preferenza per Feeling e tende ad affrontare i processi decisionali in modo soggettivo, empatico e spontaneo.
Le Carte di Corte di COPPE e DENARI sono tutte caratterizzate dal processo del Sentimento Valore/Non Valore

Judging ( J ) Valutazione
Perceiving ( P ) Percezione
- L’indice J P evidenzia se la persona si affida principalmente ad un processo basato sul giudizio (T o F) o sulla percezione (S o N) nei suoi rapporti con il mondo esterno.
Una preferenza nel Judging mostra tendenze e capacità a risolvere problemi e a porsi in forma attiva nei confronti del mondo.
RE e REGINE si affidano alla VALUTAZIONE/giudizio
Una preferenza nel Perceiving mostra capacità di analisi e di comprensione e la tendenza a porsi in forma ricettiva nei confronti del mondo.
CAVALIERE e FANTE si affidano alla PERCEZIONE/forma ricettiva
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Provate a fare scegliere o scegliete voi stessi tra le sedici figure di corte la vostra “corte ideale” (es. Re di bastoni, Regina di coppe, Cavaliere di spade e Fante di denari) …
| M.B.T.I. & Le Carte di Corte | BASTONI | COPPE | SPADE | DENARI |
| Re | E N T J | E N F J | E S T J | E S F J |
| Regina | I N T J | I N F J | I S T J | I S F J |
| Cavaliere | E N T P | E N F P | E S T P | E S F P |
| Fante | I N T P | I N F P | I S T P | I S F P |
Alcuni passi tratti dal libro ” Mipam – Il Lama delle cinque saggezze ”
Sai che forma prende l’avvenire quando lo si osserva? E’ simile alla danza della polvere nell’aria lungo le strade nei giorni di siccità. Essa è là… giace sulla strada immobile ma pronta ad essere mossa al primo accenno di vento.
Il vento soffia e la polvere subito si solleva, viaggia e danza… si compone di mille figure e disegni diversi, imprecisi che si dissolvono prima ancora che si abbia il tempo di individuarli.
Sono abbozzi andati a male di quello che avrebbe potuto essere, ma che non sarà perchè qualche urto imprevisto ha disperso il nucleo che si stava organizzando.
